Art 33 – Svalutazione della porzione residua e unitarietà catastale – Parte 1
Nel caso di esproprio parziale di bene unitario l’art 33 dpr 327/200 prevede che l’indennità debba tenere conto anche della svalutazione della porzione residua.
Ma cosa si intende per bene unitario? È necessario che porzione espropriata e porzione residua facciano parte di una medesima particella catastale? È necessario che abbiano medesima destinazione urbanistica?
Il concetto di unitarietà economico-funzionale
La Suprema Corte di Cassazione, nella applicazione dell’art 33 ha più volte ribadito come il presupposto di applicazione della norma sia la sussistenza di unitarietà economico funzionale tra bene espropriato e porzione residua.
In tal senso può ad esempio leggersi:
Cassazione civile, sez. I , 15/07/2020, n. 15040: “In tema di espropriazione per pubblica utilità, quella parziale per la quale l’indennità va determinata sulla base della differenza fra il valore dell’unico bene prima dell’espropriazione ed il valore della porzione residua secondo l’ art.40 della l. n. 2359 del 1865 (oggi art. 33 del d.P.R. n. 227 del 2001), si verifica quando la vicenda ablativa investa parte di un complesso immobiliare appartenente allo stesso soggetto e caratterizzato da un’unitaria destinazione economica, implicando per il proprietario un pregiudizio diverso da quello ristorabile mediante l’indennizzo calcolato con riferimento soltanto alla porzione espropriata, per effetto della compromissione o comunque dell’alterazione delle possibilità di utilizzazione della restante porzione e del connesso deprezzamento di essa.”
o ancora già agli albori dell’approvazione del Testo Unico si poteva leggere:
Cassazione civile sez. I, 11/02/2008, n. 3175: “In tema di espropriazione parziale, qualora il giudice accerti, anche d’ufficio, che la parte residua del fondo sia intimamente collegata con quella espropriata da un vincolo strumentale ed obiettivo (tale, cioè, da conferire all’intero immobile unità economica e funzionale), e che il distacco di parte di esso influisca oggettivamente in modo negativo sulla parte residua, deve, per l’effetto, riconoscere al proprietario il diritto ad un’unica indennità, che può calcolarsi o sulla base della differenza tra il giusto prezzo dell’immobile prima dell’occupazione ed il giusto prezzo (potenziale) della parte residua dopo l’occupazione dell’espropriante, ovvero attraverso la somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua.”
Secondo quindi l’interpretazione della Suprema Corte si ha svalutazione ogni qual volta tra porzione espropriata e porzione residua sussista una connessione economico-funzionale tale per cui l’esproprio determini un pregiudizio patrimoniale ulteriore e diverso rispetto a quello relativo alla mera ablazione di terreno. (Continua nel prossimo articolo…)
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