Occupazione acquisitiva ed usucapione

Cassazione civile, sez. II, 28/06/2023, n. 18445 
L’occupazione usurpativa di un fondo da parte della P.A. è compatibile con l’usucapione del fondo medesimo da parte dell’ente occupante, in quanto la totale assenza dei presupposti di esercizio del potere ablativo, che connota detta occupazione, lascia intatta la facoltà del proprietario di rivendicare il bene, col limite di diritto comune dell’intervenuta usucapione; non rileva, in senso contrario, la facoltà di acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, essendo l’acquisto postumo del diritto di proprietà logicamente incompatibile con l’intervenuto acquisto retroattivo del medesimo diritto a titolo di usucapione.

La Corte di Cassazione si pronuncia sulla possibilità della pubblica amministrazione di usucapire un fondo fatto oggetto di occupazione usurpativa. Per occupazione usurpativa si intende la presa di possesso di un fondo e la sua trasformazione da parte di un ente pubblico in mancanza di qualsiasi atto pubblico autorizzativo. 

Non rientra pertanto in questa ipotesi una dichiarazione di pubblica utilità o una dichiarazione di occupazione di urgenza poi scadute. La Corte di Cassazione ci ricorda che, in caso di occupazione usurpativa, il proprietario avrebbe ben la possibilità di difendere fin da subito i suoi diritti mediante una azione possessoria o una rivendicazione della proprietà. Questa circostanza fa sì che la Corte di Cassazione riconosca in questa ipotesi la possibilità da parte della Pubblica Amministrazione di usucapire il bene. 

Diversa è invece l’ipotesi in cui la pubblica amministrazione abbia acquisito il possesso in base ad un atto amministrativo poi scaduto. In questo caso infatti, fino ad ora, la giurisprudenza ha sempre escluso la possibilità di usucapire il bene da parte dell’amministrazione.

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