Il decreto di esproprio e la cessione bonaria

La procedura espropriativa si può concludere con una cessione volontaria o con l’emanazione di un decreto di esproprio. Entrambi gli strumenti sono atti a trasferire la proprietà del bene in capo alla pubblica amministrazione.

Conclusione della procedura espropriativa: adesione volontaria e decreto di esproprio

La procedura espropriativa può concludersi attraverso un’adesione volontaria oppure mediante l’emissione di un decreto di esproprio. Entrambe le modalità sono destinate a trasferire la proprietà del bene alla pubblica amministrazione. Il decreto di esproprio è un atto amministrativo autoritativo, che comporta il trasferimento della proprietà tramite un atto di forza, espressione del potere amministrativo. D’altro canto, la cessione volontaria è simile a un atto tra privati, come un contratto di compravendita, e richiede la stipulazione di un atto notarile. Questa cessione può avvenire quando l’ente espropriante e il proprietario del bene raggiungono un accordo sull’indennità di esproprio, con l’accettazione della proposta provvisoria da parte dell’espropriato. In tale scenario, viene redatto un verbale di amichevole accordo, che deve successivamente essere formalizzato attraverso un atto notarile di cessione volontaria. Tuttavia, l’accordo volontario vincola solo il proprietario, mentre l’amministrazione può ancora decidere di non realizzare l’opera, rendendo nullo il verbale. Al contrario, una volta effettuata la cessione notarile, l’atto diventa definitivo e irrevocabile, anche se l’amministrazione decide di non realizzare o modificare l’opera.

Il sistema premiale nell’accettazione dell’indennità di esproprio

Storicamente, l’accettazione dell’indennità proposta prevedeva un sistema premiale con maggiorazioni per il proprietario. Ad esempio, un proprietario di terreno edificabile che accettava l’indennità offerta avrebbe ottenuto un incremento del 10%, mentre per terreni agricoli l’aumento arrivava fino al 50%, e per i coltivatori diretti di terreni agricoli addirittura al 200%. Questo sistema era basato su un diverso metodo di calcolo dell’indennità di esproprio, abolito dalle sentenze della Corte Costituzionale del 2007 e del 2011. Queste sentenze hanno stabilito che l’indennità di esproprio dovesse essere calcolata in base al valore di mercato reale del bene, eliminando così la necessità degli incrementi precedentemente previsti. Attualmente, solo per i terreni edificabili l’accettazione dell’indennità provvisoria comporta un incremento del 10%.

Il decreto di esproprio e immissione in possesso dei beni 

Peraltro, anche in caso di accettazione dell’indennità, provvisoria, la pubblica amministrazione può decidere di emettere un decreto di esproprio, un atto traslativo della proprietà che include l’accordo raggiunto tra le parti in merito all’indennità. 

Il decreto di esproprio diventa la soluzione obbligatoria quando le parti non trovano un accordo sull’indennità. In questo caso, la pubblica amministrazione redige un atto amministrativo che sancisce il trasferimento della proprietà in favore pubblico. Questo decreto deve essere registrato e trascritto nei registri pubblici, permettendo così all’amministrazione di prendere possesso dei beni, salvo che non sia già avvenuta un’immissione anticipata tramite un decreto di occupazione d’urgenza. Pertanto, i metodi per trasferire la proprietà a favore dell’amministrazione includono l’emanazione di un decreto di esproprio, che deve avvenire entro cinque anni dall’approvazione del progetto, o tramite una cessione volontaria formalizzata con un atto notarile.

Se vuoi saperne di più continua ascoltando il video sulla cessione bonaria

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